Il giorno in cui sono arrivato a Bergamo, il nord Italia era immerso nella piena fioritura primaverile. Quando l’aereo è atterrato all’aeroporto di Orio al Serio, ho guardato fuori dal finestrino e ho visto le linee delicate delle montagne lontane, disegnate come a matita sul cielo chiaro. In quel momento ho sentito che questo non sarebbe stato un semplice viaggio in città, ma un’immersione profonda nella natura.
1. Alla scoperta di Bergamo: la città silenziosa ai piedi delle montagne
Appena uscito dall’aeroporto, ho deciso di camminare verso la città bassa. Le strade erano tranquille, pulite, fiancheggiate da case basse e alberi ordinati. Bergamo è divisa in due parti: la Città Alta, un complesso medievale magnificamente conservato, e la Città Bassa, più moderna ma ugualmente sobria. Entrambe mantengono un equilibrio tra storia e vivibilità, senza eccessi turistici o rumori invadenti.
Quel primo giorno ho evitato i programmi. Mi sono lasciato guidare dall’istinto, camminando lentamente tra vicoli lastricati, caffè nascosti e piazze soleggiate. Mi sono seduto in Piazza Vecchia per molto tempo, guardando i bambini inseguire i piccioni e le montagne che incorniciavano l’orizzonte come un sipario naturale. È stato allora che ho capito che il cuore di questo viaggio sarebbe stato fuori dalla città, tra le montagne e i laghi che la circondano.
2. Partenza all’alba: le Prealpi Bergamasche
Alle sei del mattino, quando il cielo era ancora color perla, ho lasciato la città bassa per dirigermi verso le Prealpi Bergamasche. Questa catena montuosa non è famosa come le Dolomiti, ma conserva un fascino più selvaggio e autentico. L’autobus si è arrampicato lentamente tra curve e nebbia leggera, che fluttuava tra gli alberi come un velo sottile.
Sono sceso al villaggio di Selvino, costruito sulle pendici della montagna. L’aria profumava di resina e terra umida, i suoni erano lontani, solo qualche campanaccio di mucche nei pascoli. Con una borraccia e un panino comprato in panetteria, ho iniziato a salire lungo un sentiero nel bosco.
I colori della natura mi hanno avvolto: fiori gialli e lilla punteggiavano i bordi del sentiero, le farfalle danzavano tra le ombre, e ogni tanto si sentiva lo sciabordio di un ruscello. Dopo un po’, la foresta si è aperta su una valle nebbiosa, con un torrente argentato che scendeva come un nastro spezzato tra le rocce.

3. Pomeriggio in montagna: un dialogo silenzioso con la natura
Dopo aver raggiunto i 1600 metri di altitudine, mi sono fermato in una radura. C’era una casetta di legno abbandonata, ma ben conservata. Intorno, segni evidenti del passaggio degli animali: erba calpestata, tracce vicino alla sorgente, profumo di fieno. Il sole filtrava tra le nuvole e io, seduto all’ombra di un albero, mangiavo lentamente il mio panino ascoltando il vento.
Quel silenzio non era vuoto. Era pieno di vita: l’erba mossa dal vento, gli uccellini tra i rami, il mio respiro. Un’armonia completa. Per un attimo, ho avuto l’impressione di non essere un visitatore, ma parte di quel paesaggio.
4. Il ritorno a valle: la Val Seriana vista dall’altro lato
Dopo essere ridisceso, ho preso un autobus per la Val Seriana, sul versante orientale delle montagne. È una zona poco pubblicizzata, e forse proprio per questo conserva un’autenticità rara. Piccoli paesi di pietra, sentieri poco battuti, silenzi che raccontano.
A Clusone, un borgo con una torre dell’orologio raffinata, ho trascorso la notte. In piazza, gli anziani ballavano una danza tradizionale sotto le luci soffuse. Il giorno seguente ho camminato lungo un sentiero che costeggia un torrente. L’acqua era limpida, le cascate improvvise sembravano ridere tra le rocce.
A metà salita, ho visto tre cervi femmina. Erano tra i cespugli, a pochi metri da me. Ci siamo guardati a lungo. Nessuno si è mosso. È stato un momento potente, puro, difficile da dimenticare.
5. I giorni tranquilli sul Lago d’Iseo
Oltre alle montagne, Bergamo è circondata anche da laghi, e il Lago d’Iseo è quello che mi ha colpito più profondamente. Meno glamour del Lago di Como, meno affollato del Garda, ma con un’anima autentica e acqua trasparente come cristallo.
Ho alloggiato a Lovere, un paesino sulla riva settentrionale. Ogni mattina passeggiavo lungo la riva, osservando i pescatori lanciare le reti e le anatre scivolare sull’acqua. Il lago, alla luce dell’alba, sembrava fatto di opale liquido. Ogni tanto, una barca solitaria rompeva la superficie calma con piccoli cerchi concentrici.
Una sera ho noleggiato una barca a remi. Ho remato lentamente fino al centro del lago, dove tutto era silenzio e luce. Le montagne si specchiavano nell’acqua, il cielo era dipinto di arancio e viola, e in lontananza suonava una campana. Ho smesso di remare e sono rimasto lì, sospeso nel tempo.
6. Monte Isola: l’isola nel lago
Al centro del Lago d’Iseo si trova Monte Isola, la più grande isola lacustre d’Europa. Una montagna nel lago, accessibile in dieci minuti di traghetto, ma lontana anni luce dal mondo urbano.
Sull’isola non ci sono auto. Solo bici e motorini elettrici. Ho preso una bicicletta e ho iniziato a girare lungo il perimetro. I villaggi erano come fermati nel tempo, ognuno con la sua chiesa, il suo molo, i suoi bambini che giocavano in acqua e gli anziani all’ombra a chiacchierare.
Particolarmente bello è stato il villaggio di Peschiera Maraglio. Le reti da pesca stese al sole, le barche attraccate in fila, il profumo di lago. Ho pranzato in una trattoria affacciata sull’acqua: pesce del lago alla griglia, condito con olio al limone fatto in casa, accompagnato da un vino bianco locale. Semplice, ma perfetto.
7. Un giorno sul Sentiero dei Fiori: partenza dal Passo di Zambla

Verso la fine del viaggio ho deciso di tornare verso nord-est, al Passo di Zambla, punto di partenza di numerose escursioni alpine. Il cielo era terso. Ho preso il Sentiero dei Fiori, famoso per le fioriture primaverili. Lungo il cammino, interi pendii coperti di rododendri rosa sembravano tappeti naturali.
Il sentiero, stretto ma ben tenuto, correva tra cespugli fitti e improvvise radure, da cui si intravedevano le cime innevate in lontananza. Il contrasto tra la delicatezza dei fiori e la forza austera della montagna era ipnotico.
Dopo circa tre ore di cammino ho raggiunto il rifugio Baita Cassinelli. Mi sono seduto fuori, con un espresso bollente tra le mani, e ho guardato le nuvole risalire lentamente dal fondovalle. Il tempo sembrava dilatarsi. Restare lì era tutto ciò che serviva.
8. Una notte tra le montagne: dormire nella quiete assoluta
Ho passato la notte in quel rifugio. Una camerata di legno, senza Wi-Fi, con una lampada a olio come unica luce. Fuori era buio pesto, ma sopra la mia testa brillavano le stelle come in una notte d’inverno.
Nel silenzio, i rumori del bosco diventavano più nitidi: un gufo, il vento, forse un cinghiale in lontananza. Non c’era nulla da temere. Al contrario, mi sentivo protetto, come se la natura stessa mi avvolgesse in un abbraccio.
Mi sono addormentato con il profumo del legno e il cielo stellato fuori dalla finestra.
9. Un arrivederci silenzioso
L’ultimo giorno sono tornato a Bergamo, salendo alla Città Alta. Dalle mura antiche ho guardato ancora una volta le montagne. Lontane, coperte di foschia, sembravano salutarmi. I laghi non si vedevano più, ma sembrava che l’aria portasse ancora il loro fresco respiro.
Questo viaggio non è stato solo movimento nello spazio, ma qualcosa di più profondo. Una respirazione interiore, un ascolto tra il corpo e il paesaggio. Le montagne mi hanno lasciato un’eco di stabilità, i laghi una carezza fluida.